Divani al Salone del Mobile.


Ripensando al Salone del Mobile di Milano 2014 i divani sono quanto di più deludente abbia visto.

Non tanto per la qualità dei prodotti e la ricchezza degli stand, che certamente erano sfarzosi e rappresentavano ambientazioni da sogno, ma quanto per l’omogeneità dell’offerta.

Tutti i toni del beige, grigio, panna e tanto nero.

Sedute basse e profondissime, schienali che al massimo arrivano alle scapole, come se nessuno ci si dovesse mai veramente sedere, rilassare le membra e godere di una buona conversazione.

Solo stramazzare forse, dopo una interminabile giornata di lavoro, davanti alla rassegna stampa di mezzanotte o a qualche programma che da quando sono mamma non guardo più perché crollo giusto qualche ora prima.

Io sul divano sto seduta. Mai perfettamente composta, per carità, ma generalmente faccio cose: scrivo al computer, leggo un libro ai bambini, rammendo calzini, sfoglio (sfogliavo) una rivista, bevo una tazza di tè.

Che inutile sofferenza potrebbe essere far tutto ciò con le scapole a incastro su uno schienale troppo basso?

In funzione di che piacere estetico trovarmi con la circolazione sanguigna rallentata da una seduta troppo bassa e profonda?

Sembro una vecchia che si lamenta dell’anca, me ne rendo conto.

Ma un divano lo possiedo già e pur essendo una punizione starci seduta per ore, è memoria delle case in cui io o Lui abbiamo vissuto e degli eventi della nostra vita insieme che non ci stancheremo mai di ricordare.

Così il prossimo divano dovrà avere qualità eccezionali per giustificare il cambiamento: morbido, alto il giusto, profondo quanto serve, con uno schienale comodo dove appoggiare persino la testa e grande perché noi siamo già in quattro, ma raramente saremo soli.
Dovrà funzionare come un divano bifrontale perché io leggerò un libro davanti al camino mentre Lui guarderà la partita in tv e i bambini ci faranno correre sopra le automobiline usando le nostre ginocchia come gallerie.

Sarà in pelle perché anche se il cane starà per terra, i peli non si dovranno insinuare nella maglia del tessuto e la spugna umida sarà il metodo di pulizia preferito che con il vecchio divano ha sempre dato ottimi risultati.

Questo Limes di Saba Italia, disegnato da Sergio Bicego mi è piaciuto perché non aspira ad essere ambientato in un loft tutto radica e luci soffuse a New York, per gli schienali alti, per lo spazio tra un posto e l’altro e per il fatto che mi ci sono seduta e l’ho trovato comodo.

Mi ci sono immaginata a leggere, scrivere e rammendare e, sorpresa, ha funzionato!

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angolodeltetto
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Gianna, Blogger e una grande passione per il design.

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