Domenica in bici.


Ha piovuto tanto e la primavera ancora non si palesa, ma cenare appena fa buio mi proietta direttamente alla bella stagione, alle maniche corte e ad un colorito un po’ più salutare.

Così, complici le amate creature che domenica mattina si sono svegliate alle ore 8.12 abbiamo deciso di togliere la polvere alle bici, gonfiare le ruote, rimontare i seggiolini, adeguare la lunghezza delle gambe dei nostri due, che nel frattempo hanno guadagnato una bella manciata di centimetri.

E partire alla volta della pista ciclabile Treviso-Ostiglia che, bontà sua, ci passa banalmente a 300 metri da casa.

Per noi è sempre stata “l’Ostiglia”, ferrovia militare utilizzata per un brevissimo periodo durante il secondo conflitto mondiale e da pochi anni riconvertita a pista ciclabile, per decenni è stata abbandonata  e solo in alcuni tratti era percorribile da bici e pedoni. Ora è diventata un percorso vero e proprio che appena esce un raggio di sole si riempie di gente: famiglie intere, coppie che smaltiscono il pranzo della domenica, pensionati che tutte le mattine si incontrano per percorrere qualche chilometro di salute, mamme con bimbetti al seguito, ciclisti con bici che cigolano e con evidenti tracce di ruggine (come le nostre) e ciclisti curvi su mezzi ultraleggeri inguainati in tute nere aderentissime, passamontagna e pedalata professionale (come quelli che si sono persi…).

E così, dal Cao del Mondo di Santa Giustina in Colle (Pd) siamo partiti in direzione Treviso attraversando il paese di Camposampiero in maniera inaccettabile tra stop, sensi unici e marciapiedi, senza incontrare alcuna indicazione lungo il percorso (un paio di ciclisti “pro” con tutine aderenti e occhiali da sole aerodinamici, sperduti in zona stazione chiedevano informazioni ad una signora che tornava dalla Messa) e ci siamo reimmessi in Ostiglia all’altezza del santuario antoniano per poi incrociare il percorso ciclopedonale del Muson dei Sassi.

La campagna veneta è ancora inzuppata dalle incessanti piogge delle scorse settimane e a parte qualche albero da frutto vestito di bianco e i fiori di tarassaco sulle rive e sui prati delle case, i colori sono quelli dell’inverno.

ostiglia_loreggia

Il sole però c’è e noi ce lo siamo davvero goduto e lungo il percorso che va verso Treviso abbiamo incontrato a Loreggia una vecchia e affascinante stazione ferroviaria abbandonata che sospetto tra un mese si vestirà di glicine.

pista_ciclabile_ostiglia

Arrivare al Parco del Sile con due bimbi in seggiolino che continuano a dire “scendere” è davvero impensabile, ma per chiunque altro ritengo il tentativo doveroso.

Io intanto aspetto che venga aperto il tratto che da Arsego di San Giorgio delle Pertiche (Pd) va a Piazzola Sul Brenta. A quel punto sarò io a svegliare la mia chiassosa compagnia l’ultima domenica del mese per trascinare tutti al meraviglioso mercatino dell’antiquariato!

Magari… con due bici nuove.

angolodeltetto
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Gianna, Blogger e una grande passione per il design.

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