Fuorisalone 2015. Brera.


Il Fuorisalone è il mio mondo.

Posso vagare a caso senza avere la sensazione di esserci già passata.

Posso osservare le persone e distinguere chiaramente gli abitanti dai visitatori e chiedermi cosa pensino gli uni degli altri, intercettare sguardi e commenti.

Posso decidere io cos’è importante vedere. La mia indipendenza prima di tutto.

Posso rischiare, e non entrare in un portone affollato perché vado sempre maledettamente contro corrente, per poi scoprire leggendo altre amiche blogger che era proprio lì che sarei dovuta entrare.

Vado, vago e torno.

 Ho girato Brera in lungo e in largo e sono entrata soprattutto nei cortili, ho sbirciato nelle portinerie e memorizzato dettagli: boiserie, pavimenti, madonne e crocifissi, porte verniciate di fresco, biciclette parcheggiate e screamin eagle.

Vita reale.

brera_design_district_2015

 Per strada facce diverse, vestiti eccentrici, cappelli e macchine fotografiche. Qualcuno in bici, tutti gli altri a piedi.

Il FuoriSalone è ispirazione, stupore, progetto e condivisione di idee.

Il Salone, finalmente l’ho capito, è un posto dove imporre i valori del brand, esporre prodotti in maniera ordinata, e soprattutto vendere.

Perché le aziende hanno bisogno di vendere, e io che vado per guardare e raccontare lo capisco.

 Il Fuorisalone è il posto in cui non mi sono sentita obbligata a pensare che fosse tutto figo, dove ho fatto tantissime foto, dove sono riuscita a guardare con spirito critico anche i brand più affermati e trarre il meglio da tutto.
 Cominciamo con le foto.
mind_craft_2015_gamfratesi

Chiostro delle meraviglie ovvero la collettiva danese Mind_craft15 , a cura dello studio GamFratesi dal titolo “In Between” presso uno i chiostri di San Simpliciano.

Il manifesto comincia così:

“In between mind and craft

in between space and people

in between visitor and exhibit

in between concept and product

in between appearance and interpretation

We believe in the space between.

In projects based on a concept and formed by craft.

A combination that generates reflection.”

 

h2o_mind_craft_2015_gamfratesi

Sembra semplice, invece in Italia manca questa visione, ancor più nel mondo del design.

Pochissimi designer progettano un oggetto e poi scendono in officina, o magari progettano in officina, provando ad incastrare i singoli pezzi.

Manca a partire dalla scuola. C’è chi va al liceo e impara a pensare, e poi ci sono quelli che frequentano le scuole professionali e imparano a fare.

Ma per ottenere un risultato apprezzabile ci vuole la via di mezzo, ci vogliono scuole modello Bauhaus, che oltralpe funzionano benissimo e producono giovanissimi designer che lavorano per brand di primo livello.

grafica_between_mind_and_craft_2015

Bisogna fare la polvere ai laboratori e insegnare anche ai migliori cervelli a prendere in mano un pezzo di ferro, di legno, di pietra e trasformarlo. In between mind and craft.

Mi sono un po’ commossa in quel chiostro e ho pensato che anche se nessuno me lo ha insegnato devo provare io stessa a fare, cercando soluzioni che non siano compromessi, trovando quello spazio “between” che non significa fare un passo indietro ma migliorare talmente il progetto da renderlo perfetto.

Provare, pensare a qualcosa, disegnarlo, ragionare sui problemi, sui punti di forza, guardando tutto da diverse angolazioni e poi provare e buttarmi. Fare. Io.

Questo ragionamento vale per tutto.

Ogni cosa nella vita per essere migliore deve essere Mind and Craft.

angolodeltetto
About me

Gianna, Blogger e una grande passione per il design.

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