Materiali per l’architettura


Il blog è nato per raccontare una storia personale, per esorcizzare un periodo della vita in cui sono stata fortemente messa alla prova.

Potevo aprire un blog in cui parlare dei miei due figli neonati, arrivati contemporaneamente modificando radicalmente le priorità della famiglia, ne avrei avute di storie da raccontare! Potevo fotografare piedini e manine, invece uscivo al freddo a fotografare ghiaia, ferri e legno. E pioggia, tanta pioggia.

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> Foto di Michele Monego

Vi ho raccontato della mia casa, una casa in legno progettata senza un angolo retto e costruita in tempi dilatati che da un anno finalmente è la casa della mia famiglia.

Una casa con grandi vetrate, un giardino incolto, pareti in legno, pavimento in cemento e un sacco di altri casini. Un grande camino, per cominciare. Ma anche arredi su misura in legno massello, un cane ingombrante, stanze con soffitti tutti diversi, angoli e punti di vista.

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Il blog mi ha permesso di conoscere tante aziende, di approfondire e raccontare il mondo dell’arredo, dell’industrial design e dei materiali per l’architettura per il quale ho da sempre una grande passione, coltivata sui banchi dell’università e nel tempo libero.

Il blog mi ha dato la possibilità, nel tempo, di confrontarmi con architetti ed esperti di vari settori, con aziende piccole, medie e grandi, tutte italiane e tutte con grandi potenzialità, con lettori che si sono appassionati e che ancora oggi mi chiedono consigli, nomi di aziende, a volte anche consulenze che esulano dalle mie competenze, come quando sono stata interpellata per suggerire il giusto impasto cementizio da usare per un pavimento. Ma anche in quel caso è stato bello parlare, discutere e conoscersi.

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> Foto di Michele Monego

Alcuni lettori sono venuti a vedere la mia casa per capire se veramente fosse così particolare e mi hanno riconosciuta, ringraziandomi per la trasparenza del racconto.

Ed è proprio così, in questo blog ci sono io, trasparente e schietta come di persona.

Probabilmente tanti hanno apprezzato il racconto del sogno che piano piano si avvera, la passione con cui ho approfondito certe questioni, la scelta di utilizzare solo certi materiali. Altri avranno letto tra le righe del che non faccio complimenti gratuiti, che non parlo delle aziende solo perché sono nomi importanti, che scelgo con cura e sfrontatezza quello che mi piace e che a volte, sempre più spesso, amo prendere le cose con un po’ di leggerezza, scrollandomi di dosso quell’anarchia che coltivo da sempre. L’anarchia interiore che mi impedisce di leggere il libro che stanno leggendo tutti, di seguire le aziende che trainano, le mode del momento (lo shabbi, il copper, i colori pantone…), quelle più popolari e facili da raccontare, quelle sulla bocca di tutti.

Il blog mi ha dato la possibilità di ricominciare a lavorare, dopo la pausa che mi sono presa per crescere e conoscere i miei gemelli: ripartire da ciò che amo con le competenze accumulate nel tempo e tantissimo entusiasmo, voglia di migliorare e di dare un valore qualitativo al mio tempo che, in equilibrio tra mansioni e passioni, non basta mai.

Sono ripartita dalle cose che più mi entusiasmano, dal design, dagli eventi, dalle cose vere, reali e tangibili senza mai scegliere la strada più breve, la più battuta, quella in discesa, la più affollata. Un passo dopo l’altro, senza accontentarmi e senza compromessi.

Con la solita anarchia, ma sempre più organizzata, oggi collaboro con aziende che producono arredi di grande qualità, con studi di architettura affermati, con piccoli brand e giovani designer in cui credo.

Febbraio è appena cominciato, ho setacciato le immagini di IMM Cologne e ho trovato nuovi brand, quasi tutti nordici, che spero di rivedere in primavera a Milano.

Come ogni anno, da gennaio, io sono già proiettata al Salone del Mobile. Andrò alla ricerca di prodotti e aziende, di designer e idee vincenti e soprattutto mi aggirerò per il Fuorisalone a passo sostenuto, con gli occhi che scrutano androni e vicoli, portoni e insegne alla ricerca di qualcosa che mi ispiri per davvero, qualcosa che valga la pena raccontare con entusiasmo. Magari anche qualche incontro casuale che mi apra la mente, ancora.

Pochi giorni fa mi è tornato in mente un pavimento che ho fotografato l’anno scorso da Moroso, a Brera. E’ il parquet Biscuits di Patricia Urquiola, una designer che non mi delude mai con i suoi concept semplici e azzeccati che danno vita a prodotti essenziali e morbidi, vagamente ironici. Lei riesce a progettare oggetti femminili e accoglienti, semplici e mai banali che immagino quasi sempre ambientati in dimore storiche di pregio, chissà poi perché. Patricia ha un dono tutto femminile e mette tanta passione nel lavoro che fa. Anche lei è trasparente (anche affermata, ricca e famosa, certo).

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Questo pavimento potrebbe regalare una nota eccentrica e dinamica a un appartamento liberty con grandi stanze e stucchi sul soffitto, in una coerenza di materiali e vanità delle forme immediatamente percepibile ma non stucchevole.

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Non so quale sia la qualità intrinseca del materiale e ho il timore di scoprirlo, spero sia un legno spesso e resistente che duri decine e decine di anni e che si possa levigare e ripristinare, come i pavimenti di cento e più anni fa. Di generazione in generazione.

A distanza di quasi un anno sono andata a cercare le giovani designer di Amen Studio, che al Fuorisalone ci sono andate in collettiva presso il bellissimo e affollatissimo spazio di Interno18, denso dei più svariati materiali per l’architettura e rivestimenti, dal più tradizionale al più tecnologico. Loro ci sono arrivate con degli oggetti dalla forma familiare in marmo e pietra serena. La collezione, ironica e iconica, si chiama Ic(r)onic ed è composta da tre oggetti: un ghiacciolo (porta mestolo, che non si scioglie), una pasticca (che non si mangia) e una matita (che non scrive). Mi è piaciuta la forma, erano belle loro.

amen_studio_icronic

icronic_matita_amen_studio_fuorisalone_2015

> Foto di Amen Studio

Da Interno18 c’era anche Brix con i Microbix disegnati da Nendo. Un rivestimento irregolare in micro mosaico che la cui ragione di esistere è proprio la riduzione di scala rispetto al mattone usato in edilizia e che, in questo progetto, riproduce sette schemi di posa che ricordano le pareti in mattoni e le pavimentazioni stradali. La mia è un’interpretazione personale, sia ben chiaro, ma in un’epoca di prefiniti, laminati e grès porcellanato effetto legno è interessante vedere come le nuove tecniche produttive possano effettivamente migliorare la qualità intrinseca dei prodotti senza voler somigliare a qualcosa che ha valore.

fuori salone 2015 nendo

Per chi fosse curioso di scoprire quali pavimenti ho scelto per la mia casa, vista la diffidenza per i rivestimenti che da sempre mi invade, la direzione da prendere è facile: qui vi racconto il pavimento in cemento industriale del piano terra e qui il pavimento in rovere industriale massello del primo piano.

Perché un pavimento non può essere solo pratico e facile. O forse sono io che non concepisco la praticità e semplicità come primo valore fondamentale e mi vado sempre a impelagare in storie complicate.

angolodeltetto
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Gianna, Blogger e una grande passione per il design.

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