Open Design Italia. I miei vincitori.


Dieci giorni fa a Trento c’era Open Design Italia, una manifestazione fondamentale che dovrebbe diventare virale e coinvolgere tutti coloro i quali hanno un progetto e lo vogliono mostrare.

Giovani architetti, scuole di design, artigiani e artisti.

Tutti insieme per presentare al mondo i propri sogni, urlando forte la propria passione e guardando negli occhi la gente per trasmettere entusiasmo, magia.

Perché il mondo guarda all’Italia e c’è bisogno di gente giovane con idee nuove.

Gente molto, molto giovane.

Il viaggio di andata è stato sonnolento, cullato da buona musica in cuffia e un treno regionale che ha attraversato paesi e valli, partito dalla stazione di Bassano del Grappa con talmente tanto ritardo da poterla definire una tappa.

Nel sottopassaggio della stazione ho trovato questi murales (in giro per la città ce ne sono di  notevoli, lasciati da Rewriting IV), un ottimo inizio all’insegna della creatività.

 

stazione_treni_bassano_del_grappa_murales

Parlavo di designer molto giovani, del mondo che guarda all’Italia.

E’ sempre la solita storia: abbiamo patrimonio, cervelli e creatività, da tutto il mondo ci guardano per rubare anche solo il mood dei nostri progetti, per carpire tendenze e respirare creatività, e noi stiamo qui assorti, in attesa che qualcosa accada.

Scrivo questo e contemporaneamente cerco di tenere a bada (il minimo indispensabile) mia figlia di quattro anni che sa tutto, inventa cose nuove ogni minuto che passa e non si ferma un istante neppure con 35 gradi all’ombra. Suda, poi beve e riparte, ammesso che si sia fermata per bere.

Quando si è molto giovani funziona così, si è spinti da creatività pura, ingegno, voglia di sperimentare, fantasia e tanta energia. A trent’anni non si è vecchi, ma prima di prendere una qualsiasi decisione ci si pensa per bene, almeno due volte.

Allora meglio avere (prima) vent’anni e buttarsi nelle cose, come questi tre studenti dello IED di Milano che rieditano il servomuto per un esame del primo anno e lo portano in fiera.

Pinocchio di 3Sign è un prodotto fresco, essenziale e al tempo stesso creativo. Minimale ma non impersonale e tutto sommato indispensabile.

Questi dunque sono i miei vincitori di Open Design Italia.

pinocchio_3sign_open_design_italia_2015

Effettivamente sono stati tra i 10 vincitori del premio “Design at Museum” e Pinocchio verrà fotografato all’interno del Muse, il nuovo museo di Trento opera di Renzo Piano che no, non ho ancora visitato ma ci andrò presto con il mio lentissimo trenino regionale.

A trent’anni dicevo che non si è vecchi, ma i progetti vengono ben ragionati prima di vedere la luce. E’ proprio il caso delle ragazze di On air, costumiste di mestiere che si sono trovate un tale esubero di pantaloni da uomo da sentirsi in dovere di trasformarli in abiti da donna che, è risaputo, non bastano mai. E con Mai intendo proprio Mai.

bozzetti_on_air_open_design_italia_2015

on_air_recupero_sartoria_open_design_italia_2015

Menzione speciale anche da parte mia, oltre che dalla blasonata giuria, per Christian Mittendorfer che ha vinto a Open Design Italia con Binò e che ha conquistato me con Max.

Io ci metterei le chiavi dell’auto, quelle di casa, gli occhiali da sole e appenderei il cappello.

Mio marito probabilmente passerebbe la prima settimana a riempirlo per poi lasciarlo lì a custodire biglietti da visita e appunti fondamentali per poi lamentarsi delle dimensioni.

binò_Christian_Mittendorfer_open_design_italia

In legno di Cirmolo, albero meraviglioso e legno profumatissimo a chilometro zero.

Christian, mi servirebbero un paio di Max per l’ingresso.

Lampade ironiche prodotte con componenti insoliti, “objects made of objects”, dicono loro.

E così con un po’ di filo elettrico colorato, mestoli da cucina, ciotole di alluminio e mattarelli il duo Bassethounds Factory porta in fiera questa collezione. Lo spazio per fotografare era davvero impossibile, meglio andarle a vedere sul loro sito.

bassethounds_factory_open_design_italia_2015

Arriva poi il turno dell’artigianato puro, del legno lavorato al tornio fino a diventare un foglio sottile dalla forma sinuosa.

Fragile ma non si resiste, bisogna toccarlo. Lo dice anche lui, Paolo Ceresi, che mi invita a toccare le sue opre anche quando gli dico che io sono un tipo maldestro e potrei davvero rompere qualcosa.

paolo_ceresi_legno_tornio

Cosa vorrei trovare alla prossima edizione di Open Design Italia?

Un po’ di pittori e scultori under 30, perché sono curiosa di vedere in che direzione vanno queste arti.

E poi mi piacerebbe trovare tra gli espositori tre nomi già affermati.

Io ne propongo due: i designer-falegnami di Controprogetto e il designer-fabbro Davide Mingardo. Qualche altra idea?

treno_bassano_trento_open_design_italia_2015

Ciao Trento.

angolodeltetto
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Gianna, Blogger e una grande passione per il design.

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