Stratigrafia Part III.


L’autore di questo post è l’architetto Davide Reggiani.

UMIDITÀ E TENUTA ALL’ARIA

Nei precedenti post ho parlato di materiali termoisolanti e dei parametri utili a valutare le prestazioni di protezione dal caldo e dal freddo di un elemento costruttivo.

 Per completare il discorso ritengo sia necessario parlare anche della qualità igrometrica delle stratigrafie e delle problematiche relative a vapore, umidità e formazione di muffe; temi tanto importanti quanto spesso trascurati da progettisti e committenti.
 umidita_tenuta_aria_1
Quanto maggiore il valore μ tanto maggiore sarà la resistenza che oppone il materiale al passaggio del vapore e quindi la sua impermeabilità alla diffusione del vapore.

Attenzione! Non confondere la impermeabilità alla diffusione del vapore con la impermeabilità al passaggio dell’acqua. Spesso nella costruzione si utilizzano elementi impermeabili all’acqua ma molto permeabili alla diffusione del vapore.

 Dato che il valore μ è una caratteristica propria del materiale, per valutare la permeabilità al vapore di un elemento costruttivo si utilizza come parametro lo SPESSORE EQUIVALENTE DI ARIA PER LA DIFFUSIONE AL VAPORE (sd), espresso in metri, che si definisce come il valore μ del materiale moltiplicato per il suo spessore in metri.
Gli elementi costruttivi che si utilizzano nella costruzione come elementi di regolazione della diffusione al vapore (che spesso sono teli o guaine) si definiscono secondo il loro valore Sd come:
  • Traspirante (Sd<0,1m), materiale aperto alla diffusione del vapore.

  • Freno al vapore (1<Sd<20m), materiale ritardante la diffusione del vapore.

  • Barriera al vapore (Sd>20m), materiale impermeabile alla diffusione del vapore.

Le regole del buon costruire prevedono che i diversi strati e materiali costituenti un elemento costruttivo siano caratterizzati da un valore di sd decrescente man mano che si procede dall’interno verso l’esterno dell’edificio, per assecondare la naturale migrazione del vapore in questa direzione.

Ecco perché è buona prassi collocare nella parte interna dell’elemento costruttivo (lato caldo) un debole freno al vapore, mentre nella parte esterna (lato freddo) un elemento traspirante, ma impermeabile ad acqua e vento.

La funzione del freno al vapore è quella di ridurre o frenare l’entrata dell’umidità all’interno dell’elemento costruttivo, poiché questa nella stagione fredda potrebbe creare condensazione interstiziale (all’interno della stratigrafia). L’elemento traspirante invece permette alle piccole quantità di condensa interstiziale, eventualmente accumulatesi, di asciugare nella stagione calda, ed allo stesso tempo protegge dalla pioggia battente e dal vento, grazie alle sue caratteristiche di impermeabilità nei confronti di questi elementi.

 Attenzione! Nei climi con estati molto calde e umide, soprattutto in edifici con sistema attivo di raffrescamento (aria condizionata), il flusso del passaggio di umidità in questa stagione si può invertire (dall’esterno verso l’interno), rendendo necessario progettare coscientemente la resistenza alla diffusione del vapore con elementi di freno al vapore autoadattanti all’umidità o basati sull’effetto capillare.
 condensa_2
Il rispetto delle regole sopra elencate permette di eliminare i rischi legati alla formazione di condensazione interstiziale all’interno delle stratigrafie, che può portare ad un peggioramento delle prestazioni termoisolanti e al degrado fisico di alcuni materiali. Permette inoltre di realizzare un involucro “traspirante” e permeabile al vapore, in grado di assecondare la naturale migrazione del flusso di umidità dall’interno verso l’esterno, e di scongiurare o quantomeno ridurre altre patologie legate all’eccesso di umidità interna, quali condensazione superficiale e formazione di muffe.

Attenzione! Va comunque ricordato che il controllo dell’umidita interna agli edifici dipende in gran parte da una efficace ventilazione dei locali, che può essere realizzata in modo naturale (aprendo le finestre) o in modo meccanico, attraverso sistemi appositamente progettati (ventilazione meccanica controllata o VMC).

Per proteggere gli edifici dalle patologie causate da umidità e vapore, e per impedire l’ingresso nella stratigrafia di flussi d’aria diretti dall’esterno verso l’interno dell’edificio, è necessario prestare molta attenzione alla TENUTA ALL’ARIA dell’involucro edilizio.

 Se la costruzione non è, per le caratteristiche intrinseche dei materiali utilizzati (muratura intonacata, X-Lam, etc.), a tenuta d’aria, è necessario dotare l’involucro edilizio di uno strato di tenuta all’aria con appositi sistemi (teli, nastri, pannelli OSB, etc.). Gli strati di tenuta all’aria si realizzano generalmente sul lato caldo e possono assumere anche la funzione di freno al vapore.
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La TENUTA AL VENTO invece, è necessaria ad impedire che l’aria fredda esterna raffreddi le stratigrafie e asporti calore dallo strato isolante. Anche in questo caso se la costruzione non assolve intrinsecamente questa funzione, è necessario dotare l’involucro edilizio di un apposito strato di tenuta. La tenuta al vento si realizza generalmente sul lato freddo e può avere anche la funzione di impermeabilizzazione all’acqua e alla pioggia battente.
Le conseguenze di una scarsa ermeticità dell’involucro edilizio sono molteplici e influiscono negativamente sulle prestazioni energetiche, acustiche, di qualità dell’aria interna e di comfort interno dell’edificio.

Attenzione! É importante ribadire che più gli edifici sono isolati (bassi valori di U degli elementi costruttivi) più importante sarà garantire una elevata ermeticità dell’involucro edilizio.

La tenuta all’aria di un edificio si può misurare sperimentalmente con uno strumento chiamato Blower Door, e normalmente si esprime con il valore n50. Un edificio con un’ottima tenuta all’aria restituirà un valore n50<0,6 mentre un edificio con una buona tenuta all’aria restituirà un valore n50<2. Valori di n50 più elevati non dovrebbero essere ammessi per edifici ad alta efficienza energetica.

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Gianna, Blogger e una grande passione per il design.

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